Abbiamo
attraversato il deserto e le montagne, lasciato precipitare Jake e affrontato
l’Uomo in Nero. Siamo scampati alle Aramostre nel mare occidentale, abbiamo
oltrepassato le tre porte, siamo giunti in altri mondi e in altri tempi e
abbiamo portato via da lì delle persone che potessero fare squadra con noi. Ci
siamo incamminati lungo il sentiero del vettore, abbiamo salvato un Jake
redivivo, abbiamo attraversato il paese di Crocefiume e la città di Lud. Ora
siamo sul treno Blaine il Mono, che, impazzito, vuole porre fine alla sua vita.
Con noi nel vagone. L’unico modo per salvarci è seguire il nostro dinh, Roland,
e la sua decisione di affrontare il treno in una gara di indovinelli contro il
tempo.
Come andrà a
finire? Scopriamolo con La sfera del buio,
il quarto romanzo della saga della Torre Nera.
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Autore
Stephen King
Anno: 1997
Editore:
Sperling &Kupfer
Pagine: 654
TRAMA
È tempo di
flashback, in quel del Medio-Mondo. Dopo aver sconfitto Blaine nella gara di indovinelli
grazie a un'intuizione di Eddie, Roland si ferma a discutere con il suo ka-tet.
Comincerà dunque il racconto del suo passato e delle ragioni che lo spingono
alla ricerca della Torre Nera.
Assistiamo
a un giovane Roland, in compagnia dei suoi compagni Cuthbert e Alain, in
missione nella città di Mejis. La sera prima di arrivare a Mejis Roland rimane
conosce Susan Delgado, giovane destinata a diventare concubina del podestà Thorin, appena tornata da un'esame per controllare che sia idonea proprio
per questo scopo, e da lei rimane colpito e affascinato. La ragazza é ancora
scossa, poiché ad averla esaminata é la vecchia strega Rhea del Coӧs, che l'ha
violata in più modi quella sera. Roland riaccompagna Susan in paese e torna
all'accampamento.
Questo
é il primo contatto con Mejis. Nel corso del tempo trascorso là, Roland e i
suoi compagni conosceranno Jonas e i sorveglianti del paese,il podestà Thorin e
altri personaggi, e si troveranno di fronte all'amore, a una cospirazione nella
quale pare essere coinvolto anche il ribelle John Farson e a una misteriosa e
malvagia sfera magica, destinata ad avere nel futuro di Roland un ruolo molto
maggiore di quanto questi potrebbe pensare.
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Stephen King col suo compagno di banco al primo giorno delle scuole medie |
LA MIA OPINIONE
La sfera del buio é uno stacco narrativo mica da poco
con il resto dei libri. A parte le prime ottanta pagine e le ultime quaranta,
tutte le altre sono occupate dal flashback sul passato di Roland. Che non
dico che non ci volesse, anzi, era necessario, visto che la ricerca della Torre
Nera é lo scopo principale dei personaggi. Poteva essere inserito in modo
narrativamente più elegante, questo é indubbio. Per esempio, poteva non
bloccare la trama per cinquecento pagine. A onor del vero, poteva essere inserito
in modo molto peggiore. Poteva per esempio interrompere la trama in un momento
cruciale, invece si trova più o meno in un punto morto. Proprio per questo,
perché mette carne al fuoco in un momento in cui il plot pare essersi un po'
arenato, a me non ha dato particolarmente fastidio il fatto che la storia
principale venga interrotta da pagina cento circa a pagina seicento. Ho sentito
chi si lamenta di questo, io l'ho sopportato tranquillamente.
Lasciando
perdere questo discorso, La sfera del
buio è davvero un gran libro. Riesce a mischiare divertimento, romanticismo
e azione. È un romanzo che riunisce moltissimi personaggi con scopi e ideali
diversi, segue gli obiettivi di tutti fino alla loro conclusione. É un romanzo
dove le parti in causa sono molte, ma ci sono spesso cambi di partito, alleanze
e mutamenti di posizione. Personaggi che all'inizio paiono avere un obiettivo
poi si scopre che ne hanno un altro, oppure che all'inizio hanno un determinato
schieramento poi passano a quello opposto. È un romanzo che sicuramente non si
risparmia nei colpi di scena, e che presenta momenti di grande tensione tanto
quanto momenti divertenti e scoppiettanti. Un esempio ne è la scena del primo
scontro, di notte alla locanda, tra Roland e i suoi e Jonas e i suoi uomini
(ovvero i mercenari al servizio del podestà con il compito di controllare la
città), che è rocambolesca e quasi da film, con i sei pistoleri che si trovano
in fila uno dietro l’altro ciascuno a puntare la pistola contro la schiena di
quello davanti.
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"Sto qui per occupare spazio" |
Come
accennavo prima, appare qui una delle caratteristiche peculiari di Stephen
King, che negli altri tre romanzi della Torre Nera non era emersa, e cioè l’uso
di molti punti di vista diversi. Qui i personaggi sono appunto davvero molti,
non tanti come per esempio ne Le notti di
Salem ma sicuramente un numero più che discreto. Ma naturalmente,
trattandosi di un romanzo di Stephen King, tanti personaggi significa, almeno
in linea generale, eccellenti caratterizzazioni. Dico in linea generale perché,
come del resto è anche lecito aspettarsi, le personalità non sono tutte curate
con la stessa perizia e la stessa precisione. Ci sono personaggi ottimamente
caratterizzati, come Susan Delgado, che non è affatto la damsel in distress che
invece facilmente la situazione potrebbe generare. Voglio dire, la trama de La sfera del buio potrebbe facilmente
indurre uno scrittore alle prime armi a cadere descrivere Susan come lo
stereotipo della donna indifesa. Invece, King le attribuisce una personalità
che vada oltre il semplice stravedere per Roland e quindi il contare su di lui
per essere aiutata. Susan è anche una persona forte, con i propri valori, la
propria indipendenza e la propria voglia di libertà, una persona che spesso si
mostra tutta d’un pezzo anche in circostanze non esattamente piacevoli.
Questo
per fare un esempio di buon personaggio. Tra i personaggi che invece sono
riusciti un po’ peggio c’è senza dubbio, per dirne uno, Jonas, che è in pratica
l’antagonista principale del romanzo, e che, nonostante abbia un suo abbozzo di
personalità che viene fuori abbastanza spesso, rimane nel complesso abbastanza
cliché. È meglio riuscito l’altro antagonista, la capricciosa e vendicativa Rhea del Coӧs, che riesce davvero a mettere in
difficoltà i personaggi senza però compiere gesti da stereotipo o macchietta.
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L'attuale occupazione di Jonas dopo la pensione da mercenario |
Le
situazioni che il libro racconta sono intense e coinvolgenti, spesso ci si
lascia trasportare al punto che pare di viverle in prima persona. Questo é
merito dei personaggi realistici e ben caratterizzati di cui parlavo prima ma
anche della scrittura che é davvero precisa ed efficace. Per quanto mi
riguarda, è da La sfera del buio che
si raggiunge l’apice dello stile di King nella saga Torre Nera, e su questo
livello resteranno, a volte con qualche caduta, i tre libri successivi.
Molto
resi bene sono anche i rapporti tra i personaggi. Ok, direte voi, questa è una
diretta conseguenza del fatto che siano ben caratterizzati. E io vi rispondo
vero, ma fino a un certo punto. Nel senso che caratterizzare bene i personaggi
è un buon presupposto per creare relazioni sensate e ben descritte, ma
sicuramente non basta. King si dimostra quindi particolarmente abile nel
delineare il contrasto tra Susan e la zia o tra Roland e Cuthbert. Sono litigi
veri, momenti in cui i legami presenti sul serio tra i personaggi rischiano di
spezzarsi veramente. Non esiste artificiosità, non ci sono momenti forzati o in
cui si vede che gli eventi vanno in una certa direzione soltanto perché
l’autore vuole creare conflitto per far proseguire la trama. Gli eventi
scivolano in modo naturale, ed è inevitabile che chi legge ne resti conquistato
ed emozionato.
Abbiamo,
tra gli intrighi e il mistero, anche, come dicevo, una storia d’amore. Suppongo
che sia impossibile vero intuire chi ne siano i protagonisti, vero? Immagino
che la suspense vi stia divorando. Comunque, la storia d’amore è gestita
decentemente. Non è come quella tra Odetta ed Eddie, che dopo essersi parlati
venti minuti decidono di amarsi alla follia. Si ha comunque la sensazione che
certi aspetti potessero essere trattati in modo meno frettoloso, perché appena
dopo la prima volta che si incontrano già Susan si trova a baciare Roland. Ma
fortunatamente non è che questo bacio significhi già amore per la vita, e
quindi dopo questo la storia d’amore viene sviluppata in modo più misurato e
approfondito.
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Susan come rappresentata nel fumetto della Torre Nera |
Vanno
sicuramente spese un paio di parole per il finale, o meglio, per le ultime
cinquanta pagine. Avevo già detto che termine del flashback non significa
termine del libro, e infatti, prima della fine, viene introdotta una nuova
piccola avventura di Roland, Eddie, Susannah, Jake e Oy, che in questo momento
si trovano ad attraversare un mondo che non conoscono, che pare una versione
modificata della loro realtà (e che è il quando in cui è ambientato un altro
romanzo di King, L’ombra dello scorpione).
Qui si trovano ad attraversare un luogo molto particolare, chiaramente ispirato
al Mago di Oz. Ora, anche riguardo a questa scelta ho sentito molti lamentarsi,
e di nuovo mi sono ritrovato a pensare che la scelta non mi sembrava così
malvagia. Bizzarra quanto si vuole, ma interessante, e in grado di spezzare il
ritmo piatto che le vicende di Roland avevano assunto una volta sconfitto
Blaine il Mono. Inoltre, e qui risiede la genialità di tutta la faccenda (anche
se avrò modo di parlarne meglio in seguito nelle prossime recensioni), la cosa
pare sul momento non avere il minimo senso. In effetti, che ci fa lì una città
di smeraldo? Ecco, la sensazione che pervade la scena è che ci sia una ragione
per la sua presenza lì, anche se per ora i personaggi non la conoscono. In
realtà questa sensazione è sbagliata, perché nel momento in cui ha scritto La sfera del buio King non aveva la
minima idea (come da lui stesso dichiarato) di quello che sarebbe successo in
seguito. Tuttavia, con buone scelte narrative e idee se non del tutto originali
perlomeno inaspettate, che approfondirò nella recensione de La canzone di Susannah, King riesce a
salvare capra e cavoli dando una spiegazione indiretta ma del tutto esauriente
della presenza della città di smeraldo. Quindi, a tutti coloro che si trovino a
pensare che quando ha scritto questa parte King beveva, tranquilli: il King
alcolista è quello degli anni ’80. Qui sa (più o meno, anzi, più meno che più)
che cosa sta facendo. Abbiate pazienza, comportatevi da Fedeli lettori e nel
sesto volume avrete i dovuti chiarimenti.
E poi
quello che tutti aspettavamo appena abbiamo preso in mano il libro. Le
motivazioni di Roland. Che vediamo sotto spoiler.
[SPOILER] Dunque,
perché Roland cerca la Torre Nera? In sostanza, perché viene spinto dalla sfera
di Rhea ad abbandonare Susan alla morte in cambio della ricerca della Torre.
Che sulle prime mi era sembrata una motivazione un po’ debole, ma tutto sommato
è accettabile, è coerente con il carattere di Roland e non è banale. Si poteva
inventare di meglio, è vero, ma va bene anche così alla fin fine. Non mi
lamento, ecco. Quindi, se per caso vi foste chiesti “ma questa caspita di
ricerca della Torre Nera, è fuffa o ha un senso?”, domanda tra le altre cose
legittima, visto che per tre libri non si era detto nulla al riguardo, sappiate
che sì, ha un senso che alla fine della fiera soddisfa abbastanza. [SPOILER]
IN CONCLUSIONE
La sfera del buio è un romanzo con i fiocchi. Non ai
livelli de La chiamata dei tre, che
era più agile ed elettrizzante, ma comunque un ottimo libro, che riporta ad
alti livelli la saga della Torre Nera, che il precedente Terre desolate aveva un po’ affossato. Il mio consiglio quindi è di
cimentarvi nella lettura, perché da qui in poi non ci saranno più scivoloni: la
serie andrà sempre più in crescendo.
