martedì 2 ottobre 2018

Recensione - La storia futura di Robert Heinlein (Seconda Parte)


È giunto il momento di riprendere il nostro viaggio nel futuro, per scoprire che cosa succederà nei prossimi tremila anni o giù di lì, almeno secondo Robert Heinlein. Con questa seconda parte voglio recensire almeno tutti i restanti racconti del secondo volume, e magari chi lo sa, riuscirò anche a parlare di qualcuno del terzo. Quello di cui sono sicuro è che questa non è l’ultima parte delle recensioni dedicate alla Storia Futura, ce ne sarà come minimo ancora una e probabilmente ancora un’altra. L’altra volta ci eravamo fermati con il racconto Autista spaziale, che era anche il peggiore tra quelli recensiti nella prima parte. Vediamo se Heinlein è riuscito a fare di meglio (si spera molto vivamente) o di peggio (si spera molto vivamente di no).


LA MIA OPINIONE



7) Requiem
Con questo racconto Heinlein riprende una figura che già conosciamo, quella di Harriman, l’imprenditore deciso e senza scrupoli protagonista de L’uomo che vendette la Luna. Se ricordate avevo tessuto le lodi di questo romanzo breve proprio per via di Harriman, un personaggio così ben costruito da catalizzare su di sé l’attenzione del lettore al punto da portarlo a sorvolare sulla trama un po’ fumosa e sulla mancanza di climax nella parte finale. Bene, aver letto L’uomo che vendette la Luna è stata la motivazione per cui mi è piaciuto molto anche Requiem. Vedo di spiegarmi. Dovrò per questo fare qualche spoiler sul finale de L’uomo che vendette la Luna, per cui se avete intenzione di leggerlo saltate a pié pari al paragrafo finale.

Ne L’uomo che vendette la Luna Harriman intraprendeva un lungo e intricato progetto per lanciare il primo razzo sulla Luna in virtù del desiderio che ha avuto fin da piccolo di visitarla. Le cose si risolvono in modo positivo per quanto riguarda il progetto, ma non per Harriman stesso, che per necessità logistiche è costretto a far partire i razzi rimanendo sulla Terra. Requiem ci mostra un Harriman vecchio e stanco, che ancora sogna di arrivare sulla Luna e decide per questo di intraprendere un viaggio in segreto per coronare il suo desiderio, nonostante qualunque ostacolo possa balenargli davanti.

L'uomo che vendette la Luna.
La figura di Harriman è dominante anche in questo racconto, e questo è bene. Per me osservare finalmente la realizzazione dei sogni di quel personaggio che mi aveva tanto colpito e che avevo trovato così ben realizzato è stato qualcosa di molto piacevole. Ho tifato per Harriman per tutto L’uomo che vendette la Luna e non ho smesso di tifare per lui nemmeno per un attimo anche in questo caso. La storia è nitida ed essenziale, prosegue senza troppi fronzoli e senza soffermarsi sull’inutile. Arriva dritta al punto e fino a quel finale che avevo immaginato sarebbe arrivato ma che, fino all’ultimo, avevo sperato non arrivasse.

Promosso in pieno, quindi? Sì, ma con una piccola riserva. Se L’uomo che vendette la Luna precede Requiem nella cronologia interna della Storia Futura, nella realtà è stato scritto da Heinlein una decina d’anni dopo. Si tratta perciò a tutti gli effetti di un prequel. Questo comporta un problema di notevole entità. In Requiem la figura di Harriman è molto, molto più abbozzata che ne L’uomo che vendette la Luna, anzi, è molto più monodimensionale. In altre parole, quelle caratteristiche che lo rendono così intrigante e interessante emergono quasi del tutto dal prequel, e non dall’originale. Perciò, sono abbastanza sicuro che, per un lettore del 1940, che si trova a leggere Requiem direttamente nella rivista su cui è stato pubblicato, il racconto non debba sembrare così entusiasmante e affascinante come è sembrato a me, che invece avevo letto anche altro con Harriman protagonista e quindi avevo avuto modo di restare impressionato da lui.

In sostanza, un ottimo racconto, ma probabilmente non per le sue caratteristiche intrinseche quanto perché l’ho letto nelle condizioni migliori per apprezzarlo.

VOTO: 

8) La lunga guardia
La lunga guardia è il primo racconto della raccolta a essere ambientato del tutto sulla Luna. La Pattuglia dello spazio è un’organizzazione il cui compito è quello di tenere al sicuro le armi nucleari della Terra, e per questo motivo ha la propria sede sulla Luna. John Dahlquist è un fisico che lavora per la Pattuglia, che un giorno viene convocato da un suo superiore nonché vicecomandante della base, che si rivela come il capo di un’organizzazione sovversiva che intende prendere il potere sulla Terra con un colpo di stato attraverso l’uso delle armi che loro stessi stanno custodendo. Dahlquist dovrà prendere una decisione difficile, se seguire il suo capo e abbandonare così la moglie e la figlia, e il resto del pianeta, al giogo di una dittatura, oppure opporsi in una lotta solitaria contro il potere.

Le premesse del racconto sono interessanti, e anche il suo svolgimento. Il finale è abbastanza prevedibile, ma non penso sia quello il problema principale che ho riscontrato. Quello che secondo me danneggia il racconto è la gestione del ritmo. All’inizio è disteso e permette di adagiarsi nella situazione e prendere confidenza con il personaggio, ma quando la situazione evolve il tutto si risolve troppo velocemente e senza eccessivo coinvolgimento da parte del lettore. È come essere sull’ottovolante, il tuo vagone sale molto in alto, vedi tutto il parco divertimenti intorno a te dall’alto, ti prepari a una discesa mozzafiato e invece ti trovi a terra subito dopo, ti sembrava di essere in alto in realtà stavi guardando una scenografia. Questo è l’effetto che mi ha fatto la lettura. È un peccato, è stata un’occasione mancata da parte di Heinlein per raggiungere non dico il livello de L’uomo che vendette la Luna ma comunque qualcosa di simile, visto che il resto funziona bene e Dahlquist è un personaggio ben caratterizzato.

VOTO:

9) Signori, seduti
Anche questa volta l’ambientazione è interamente sulla Luna, in una delle gallerie che sono state costruite sotto la superficie lunare per permettere la vita all’uomo. Assistiamo a tre protagonisti e alle loro disavventure quando rimangono chiusi in una di queste gallerie e devono trovare un modo per sopravvivere in attesa che qualcuno arrivi a salvarli.

Prendete il giudizio su La lunga guardia e copiaincollatelo qui. Non serve che io aggiunga altro, se non che in questo caso la situazione è ancora peggiore, nel senso che ci si trova con il fiato sospeso e i nodi vengono al pettine così di botto, senza un perché, senza che il lettore sia preparato e senza che gli sia permesso di godersi questa risoluzione. La tensione viene ammazzata di colpo e il racconto si conclude in dieci righe scarse. Un’altra occasione sprecata, considerato anche che in Signori, seduti troviamo anche vari accenni di comicità (a cominciare dal titolo) che non stonano affatto e rendono piacevole la lettura. Peccato per tutto il resto.

VOTO:

Basta recensioni negative!
10) I neri pozzi della Luna
Dick Logan è in gita sulla Luna insieme alla sua famiglia, che comprende anche il suo viziato fratello minore. Nonostante vada contro le regole anche al fratellino viene concesso di visitare la superficie lunare, e non passa molto tempo prima che questi si perda. Toccherà a Dick cercare di risolvere la situazione, dimostrando di sapersela cavare anche meglio degli adulti.

La trama non è nulla di originale ma non ci si può lamentare, è carina e trattata con la giusta leggerezza. Anche i personaggi sono ben caratterizzati. Il problema si trova sempre, indovinate un po’, nel ritmo. Heinlein si esibisce di nuovo con la sua tipica risoluzione anticlimatica, poco coinvolgente e troppo rapida delle vicende, che ormai è un marchio di fabbrica della sua scrittura. Mi rendo conto di essere ripetitivo, che è la terza volta di fila che lo dico, ma vi assicuro che le cose stanno così.

VOTO:

11) «È bello tornare a casa»
Siamo giunti all’ultimo racconto del secondo volume, e bisogna dire che qui cambia un po’ la musica rispetto ai racconti precedenti. La trama torna a essere ambientata sulla terra, e vede come protagonisti Allan e Josephine, una coppia nata sulla Terra che vive da qualche anno su Luna City, la prima città fondata dall’umanità sulla Luna. I due hanno forte nostalgia del pianeta di cui entrambi sono originari, in quanto la vita sulla Luna non è facile e comporta alcuni svantaggi. Decidono perciò di ritornare sulla Terra, che, come scopriranno a loro spese, non è come loro ricordano.

«È bello tornare a casa!» è un passo avanti rispetto al trio della vergogna che lo precede. Non è nulla di particolare, intendiamoci, è un racconto discreto e nulla più, ma si fa leggere comunque molto volentieri per via della sua atmosfera scanzonata e dei toni divertiti con cui l’autore scrive. Non ci sono particolari problemi di ritmo, la storia si dipana nella sua lunghezza naturale e perciò non posso lamentarmi che finisca troppo presto o che certi eventi siano trattati in modo superficiale o troppo rapido: ogni cosa ha il suo posto e il suo tempo. I personaggi sono caratterizzati in modo discreto, e la conclusione è quella che ciascuno di noi si aspettava quando ha cominciato a leggerlo. Ciò nonostante diverte e intrattiene per quello che dura, anche perché è facile simpatizzare con i personaggi. Ritorniamo nella media, quindi, senza picchi in alto ma anche, fortunatamente, nemmeno in basso.

Il secondo volume si conclude con questa nota positiva, e non è che un bene, visto che i racconti precedenti avevano abbastanza affossato la mia voglia di continuare. Passiamo ora al terzo volume, di cui in questa seconda parte vorrei recensire almeno i primi due racconti.

VOTO:


Io ho ricevuto solo recensioni positive, pappappero!
12) «...portiamo anche a spasso i cani»
La Universale Servizi è un’azienda che svolge i lavori più disparati che le vengono affidati. Per farvi capire, una delle campagne pubblicitarie dell’Universale Servizi sostiene che l’unica cosa che non svolgano sono gli omicidi, il resto, da trovare un salone per una conferenza a portare a spasso i cani, verrà tutto svolto secondo disposizioni. Il compito che viene proposto in questo racconto sembra però ai limiti dell’impossibile: permettere che sulla Terra si svolga una conferenza interplanetaria, nonostante la gravità terrestre non sia adatta praticamente a tutti i partecipanti. L’Universale Servizi non si arrende e si assume l’incarico, cercando di portarlo a termine, contro le aspettative di tutti.

Si apre un nuovo volume e riprendono i problemi. Eh sì, «...portiamo anche a spasso i cani» è un racconto sciatto e privo di mordente. I personaggi sono quasi tutti mal caratterizzati o comunque dimenticabili, e la narrazione è frammentata e incerta. Gli ostacoli vengono superati in un attimo e nel giro di poche righe, senza che chi legge ne rimanga in qualche modo coinvolto. Quindi sì, si ritorna ai problemi che già ho sottolineato fino alla nausea ma in più si aggiunge il fatto che qui gli eventi non solo sono rapidi, suonano quasi tirati via. Se «È bello tornare a casa!» aveva il grande pregio di essere brioso e interessante, «...portiamo anche a spasso i cani» ha una narrazione svogliata, sembra quasi che Heinlein abbia scritto per fare un favore a qualcuno e non perché realmente gli piaceva quello che stava scrivendo. Non è solo noioso, appunto, non è che solo il lettore non è coinvolto, l’impressione è che nemmeno lo scrittore lo fosse. Non è solo questione di ritmo, si vede proprio che Heinlein nemmeno ci prova ad attirare l’attenzione di chi legge. Questa non è un’occasione sprecata, questa è proprio fallita.

VOTO: 

13) Luce musicale 
Il racconto, brevissimo, mostra il salvataggio di Elisabeth, una bambina cieca dispersa sulla Luna. La mia recensione sarà breve quanto il racconto. Trama praticamente inesistente, tutto procede come uno può aspettarsi e finisce ancora prima che ci si possa accorgere che è cominciato. Non c’è nulla di notevole da segnalare, e uno si chiede quale sia il suo senso. Non per niente è l’ultimo racconto scritto da Heinlein, e si vede che questa forma di narrazione non aveva più nulla da dirgli.

VOTO:

verso l'infinito...


Anche questa seconda parte è finita, e sono riuscito a rispettare del tutto i miei obiettivi. La qualità dei racconti è, rispetto al primo volume, senza ombra di dubbio peggiorata, e i difetti di ritmo e coinvolgimento che avevo già sottolineato a proposito di racconti come A volte esplodono qui è presente quasi ovunque e molto fastidiosa. Vedremo se, proseguendo con i racconti del terzo volume, le cose miglioreranno o meno.

La prossima parte potrebbe essere l’ultima, oppure potrei pensare di dedicare un quarta parte interamente a I figli di Matusalemme, romanzo non presente nell’edizione italiana cartacea della Storia Futura ma che invece occupa l’ultimo posto della mia edizione in pdf. Tutto dipenderà dalle dimensioni che assumerà la terza parte.

domenica 23 settembre 2018

Recensione - La storia futura di Robert Heinlein (Prima Parte)


L’ho anticipato poco tempo fa, mi è presa la mania della fantascienza. Non c’è una spiegazione, semplicemente questo è quello che ho voglia di leggere al momento. Siccome le mie conoscenze in ambito di fantascienza non andavano molto oltre Asimov, ho deciso di cominciare proprio dalle basi, cercando però di cogliere un po’ di tutto.

Se c’è un autore che è un pilastro della fantascienza classica insieme ad Asimov è Robert Heinlein. Di Heinlein io avevo sentito dire qualcosa, ma era roba generica e a caso, quindi non avevo molte idee su chi fosse e cosa avesse scritto. Ho deciso perciò di cominciare da quello che mi sembrava un ciclo abbastanza ricco, che mi potesse dare già un quadro piuttosto completo su che cosa pensasse Heinlein e come scrivesse. Mi riferisco alla Storia futura, un ciclo di racconti e qualche romanzo che Heinlein ha scritto nell’arco di moltissimi anni in ordine sparso, e poi ha raccolto cronologicamente in un unico volume. La Storia futura racconta gli episodi della storia dell’umanità dal 1951 (1939 nella pubblicazione su rivista) al 4272, mostrando il suo progresso tecnologico, la sua conquista dello spazio, la sua crescita genetica e sociale.

Per la precisione i racconti e i romanzi raccolti nel volume arrivano fino al 2210. A completare il quadro ci sono due romanzi non inseriti nella raccolta ma che fanno tuttavia parte a pieno titolo del ciclo, e sono Universo e Lazarus Long l’immortale. Questi ultimi due non li ho letti, lo farò a brevissimo, mentre ho completato la lettura degli altri racconti. Non penso riuscirò a recensirli tutti in una volta, quindi questa è la prima puntata del mio resoconto del viaggio nel mondo di Heinlein e della Storia futura. Per l’occasione non darò a ogni racconto un voto in dieci Cthulhu, ma da uno a cinque mini Cthulhu.

Esprimere un giudizio sintetico che riassuma il contenuto delle recensioni dei singoli racconti è difficile. Non so dire se La storia futura mi sia effettivamente piaciuta o l’abbia trovata una raccolta piuttosto mediocre, anche vista la fama di cui gode il suo autore. Non so stabilirlo perché i racconti sono un numero discreto e sono stati scritti nell’arco di anni, quindi più che una fotografia di un momento della scrittura di Heinlein osserviamo un grafico del suo sviluppo. Se riuscirò cercherò di trarre delle conclusioni alla fine, per ora immergiamoci nella Storia Futura e vediamo che cosa ha da dirci. 

__________________________________________________
Titolo: Storia Futura
Autore: Robert Heinlein
Anno: 1997 – 1999                                        
Editore: Mondadori
Pagine: Tante, sono quattro volumi




TRAMA

Chiaramente è impossibile parlare di trama per un insieme di racconti. Tuttavia è possibile tracciare un quadro di insieme delle vicende che questi racconti trattano nella loro totalità. Come ho già detto, si parla dell’evoluzione della Terra e del genere umano per i prossimi tremila anni, più o meno. Heinlein mostra i primi esperimenti scientifici per viaggiare nello spazio, e le difficoltà tecniche in cui incappano gli studiosi. Col procedere del tempo l’uomo riesce a superare queste difficoltà e si trova a fondare le prime colonie sulla Luna, poi sugli altri pianeti, fino a costruire un impero tanto vasto quanto precario. Ed è in questa precarietà che la Terra vive una crisi politica che la cambia profondamente, e che darà poi l’apertura a una nuova razza umana.

Ok, mi rendo conto che da questo riassunto si capisca poco o niente. Quindi vediamo di esaminare i racconti uno per uno.

LA MIA OPINIONE


1) La linea della vita
Il primo racconto è breve e veloce. Hugo Pinero, un famoso scienziato, riesce a costruire una macchina in grado di calcolare con una precisione perfetta la durata futura della vita di una persona. La scoperta procura a Pinero grande fama e gloria, ma contemporaneamente lo metterà anche in grave pericolo. Non tutti, infatti, sono felici di questa scoperta, e anzi, non tutti ne traggono vantaggio. Saranno queste persone che cercheranno di riportare la situazione alla condizione precedente all’invenzione di Pinero, per riprendere a guadagnare e non finire sull’orlo del fallimento.

Dopo l'invenzione di Pinero, nessuno vuole fare lo scamb degli occhi...
L’idea non è particolarmente originale, a dirla tutta, ma il racconto si legge con scorrevolezza e senza annoiarsi. Già da qua si può osservare la passione che Heinlein ha per gli spiegoni scientifici, che qui però occupano una parte marginale della narrazione e quindi non ostacolano più di tanto la fluidità del racconto. La storia non è incalzante ma procede spedita alle sue conclusioni e a lettura terminata le venti e passa pagine di cui è composto il racconto sembrano molte meno. È un inizio discreto, che tuttavia non è esente da qualche difetto. Se devo elencare quegli aspetti che mi hanno reso meno piacevole la lettura c’è in primo luogo il fatto che il climax della storia si svolge troppo velocemente per coinvolgere il lettore. Come dicevo la velocità è una caratteristica che riguarda tutto il racconto, ma devo dire che se il ritmo avesse rallentato un po’ nel momento in cui i nodi vengono al pettine mi sarei goduto di più la lettura. L’altro problema è che la trama è abbastanza fumosa, e in un racconto più pesante e meno snello avrebbe inciso non poco nella sua gradevolezza. Siamo nella media, quindi, e pregi e difetti più o meno si bilanciano.

VOTO:

2) Le strade devono correre
Il secondo racconto del ciclo è più ambizioso del primo. Più ampio e più articolato, getta uno sguardo su come la società della Terra dell’imminente futuro si è evoluta tramite la tecnologia. In particolare, le città sono state cambiate dall’invenzione di un nuovo tipo di strada, i marciapiedi mobili. Non esistono quindi più mezzi di trasporto, perché sono le strade stesse, scorrendo a grandissima velocità, a portare in giro le persone. Sono nate così le città mobili, che vengono gestite da una grande rete di ingegneri e programmatori con il compito di controllare che non ci siano guasti e che nulla vada storto.

In quest’ambientazione seguiamo il punto di vista di Larry Gaines, ingegnere capo dei marciapiedi mobili della città di Diego Reno. Mentre questi è a cena con un ospite un marciapiede viene bloccato, provocando la morte di molte persone. Gaines viene incaricato di scoprire i responsabili del sabotaggio, che come scoprirà ben presto, non si tratta di un fenomeno isolato. È l’inizio di un pericoloso progetto che potrebbe portare allo stallo di tutte le città mobili del paese.

Più ambizioso, dicevo, ma anche peggio riuscito, Le strade devono correre prende quelli che erano i problemi de La linea della vita e li amplifica, senza mettere sull’altro piatto della bilancia dei pregi che facciano da contrappeso. Gli spiegoni rallentano moltissimo la prima parte del racconto, e la seconda, quella che vede Gaines cercare di risolvere il sabotaggio, non è per nulla coinvolgente. Mi spiego. In soldoni, la trama non è nulla di particolare, e procede nel modo più scontato possibile. C’è un problema, il protagonista deve risolverlo, lo risolve, fine di tutto. Non che ci sia per forza qualcosa di male in questo, ma se a una trama scarsamente articolata e priva di colpi di scena o sviluppi imprevisti si aggiunge una narrazione senza mordente, bé, è chiaro che si dà una bella badilata in faccia al lettore.

L'effetto che mi ha fatto questo racconto.
Le strade devono correre ha un ritmo narrativo mediocre, rasente al pessimo, che affossa del tutto quelle che sono le idee interessanti (l’ambientazione, in sostanza) e rende ancora meno apprezzabili quegli aspetti che di per sé non brillerebbero (trama e caratterizzazione dei personaggi). Vi avverto che il ritmo scadente sarà più o meno il ritornello della recensione di quasi tutti i racconti de La storia Futura, quindi sono abbastanza propenso a ritenerlo in generale un difetto della scrittura di Heinlein, piuttosto che un incidente di percorso. Ed è un problema non da poco, perché danneggia tutto il resto. È come avere delle buone idee ma esprimerle in un italiano sgrammaticato: le idee non emergeranno mai, se il modo in cui vengono proposte non coinvolge chi legge. Le strade devono correre è quindi un passo indietro rispetto a La linea della vita, e anche in generale una lettura che ho apprezzato ben poco. Si può fare di molto peggio, ma è ben lontano dall’essere accettabile.

VOTO:

3) A volte esplodono
A volte esplodono è ambientato in una centrale nucleare, e in questo Heinlein si dimostra avanti rispetto ai suoi tempi, quando i rischi dell’energia nucleare non erano ancora così ben conosciuti e temuti. Infatti, in questa centrale nucleare, siccome ogni minimo errore potrebbe provocare un’esplosione e quindi la morte di moltissime persone, il personale è sottoposto a stress e a pressioni psicologiche fortissime. Per ovviare questo problema un team di psicologi si occupa di monitorare lo stato mentale di ogni singola persona che lavora lì, dall’operaio allo scienziato, con il potere di allontanare chiunque mostri anche un debole segno di instabilità a livello psicologico. Il personale di un marchingegno così pericoloso non può permettersi cedimenti mentali, perché rischierebbe di portare alla tanto temuta esplosione. In questo contesto si inseriscono le vicende di alcuni scienziati e delle loro scoperte.

Come vedete sono stato piuttosto generico sulla trama, e la ragione è che non me la ricordo così bene. Questo perché A volte esplodono presenta lo stesso problema de Le strade devono correre, ma, se è possibile, moltiplicato. Il ritmo è inesistente. Il racconto ti fa mettere bene a tuo agio con ambientazione e personaggi ma poi non decolla mai, procede sempre volando basso e non raggiunge mai un apice, un climax, un punto di discesa dalla salita precedente. Non l’ho trovato noioso, ma l’ho letto e alla fine ho pensato “Ah, e quindi?”. Le situazioni non coinvolgevano, i personaggi neppure, non c’era nulla che destasse la mia attenzione. Tant’è vero che appunto ricordo quello che succede solo in modo generico e superficiale.


A volte esplodono.
Con questo non dico che la trama non sia ben pensata o che i personaggi non abbiano una loro personalità. La hanno, a dirla tutta, ma non basta a salvare il racconto dall’essere una lettura anonima e poco interessante.

VOTO:


4) L’uomo che vendette la Luna
Il quarto racconto della raccolta è in realtà un romanzo breve. Le vicende raccontate sono quelle di Delos Harriman, imprenditore capriccioso, egoista e senza scrupoli con molte idee bizzarre e grande volontà di realizzarle a qualunque costo. George Strong, suo socio in affari, sa bene com’è fatto Harriman, e sa anche bene che di solito i suoi progetti strambi hanno successo contro ogni aspettativa. Quando perciò Harriman gli propone di essere i primi a costruire un razzo per arrivare sulla Luna, a malincuore decide di accettare, preparandosi ad assistere agli ingegnosi e incredibili piani del suo compagno.

L’uomo che vendette la Luna è un ottimo romanzo, ed è la prima lettura veramente buona che il ciclo offra. Non è esente da difetti, perché anche qui il ritmo narrativo sul finale è piuttosto scarso e le vicende si risolvono senza un vero e proprio climax, tuttavia c’è un aspetto che fa dimenticare queste lacune, ed è il personaggio principale. Harriman è il protagonista assoluto dall’inizio alla fine del racconto, e questo è bene, perché riesce a rendere il tutto davvero interessante. Harriman ha delle idee assurde, esagerate e complicate da mettere in pratica, e tutti sono contro di lui, tutti non fanno che ripetergli che non può farcela. E il lettore, pagina dopo pagina, vede come in realtà Harriman riesca a superare qualunque ostacolo e a realizzare quello che nessuno avrebbe mai pensato. E questo non è surreale, né suona esagerato, perché Harriman si trova davvero davanti a dei grossi problemi, ma ogni volta trova dei modi ingegnosi per risolverli. Il suo piano di vendere la Luna, con tutte le implicazioni politiche e sociali che comporta e con tutti i risvolti che ha, programmati per rispondere alle reazioni della comunità mondiale, previste con la massima accuratezza, è interessantissimo, e coinvolge il lettore perché viene presentato in tutta la sua complessità e lo porta a chiedersi se davvero Harriman riuscirà a realizzarlo.

Harriman appena arrivato sulla Luna.
L’idea di base è quindi molto molto interessante, e la trama risulta coinvolgente, anche se è molto semplice, e non presenta colpi di scena o eventi imprevisti. Il fatto più importante è che Harriman è un personaggio molto ben caratterizzato e molto carismatico, che attira fin da subito le simpatie del lettore e quindi è in grado di reggere su di sé il peso di tutta la storia, è in grado di fungere da elemento catalizzatore dell’interesse di chi legge. Harriman è astuto ed egoista, e non si fa scrupoli a ingannare le persone per realizzare ciò che vuole. La motivazione principale che lo spinge ad andare sulla Luna è soltanto il desiderio che ha fin da piccolo di farlo. Nessuna motivazione economica o sociale, niente di niente. Tutto il castello che costruisce lo fa solamente per andare lui stesso sulla Luna e coronare un suo desiderio. Ma nonostante l’egoismo Harriman ha dalla sua l’acume, l’intelligenza e il carisma che non solo lo rendono un personaggio molto ben costruito ma fanno sì che sia piacevole leggerne le vicende.

Alla fine del racconto ho pensato era ora, era ora di leggere qualcosa all’altezza della fama di Heinlein. Pur avendo dei difetti quindi L’uomo che vendette la Luna è una lettura di tutto rispetto che vi consiglio di recuperare. Fidatevi, Harriman salva tutto, e compensa anche quello che non va. Provare per credere.

VOTO:

5) Dalila e il costruttore spaziale
L’uomo che vendette la Luna è l’ultimo racconto del primo volume. Il secondo si apre con Dalila e il costruttore spaziale, che pur non vedendo neppure da lontano gli apici delle avventure di Harriman è un racconto molto breve che si fa leggere con piacere. La trama è molto semplice: Piccolo Larsen è il sovrintendente alla costruzione di una stazione spaziale. Nella migliore tradizione di viaggi (per mare o nello spazio poco importa) Larsen è un deciso maschilista che non vuole donne nella sua squadra. Per questa ragione rimane molto infastidito quando scopre che il nuovo ingegnere inviato dalla Terra come tecnico radio appartiene al gentil sesso. Gloria Brooks McNye, questo è il suo nome, porterà sconvolgimenti in una squadra tutta maschile, e costringerà Larsen a rivedere le proprie idee.

Nulla di originale, come potete vedere, ma Dalila e il costruttore spaziale non è un brutto racconto. Rapido, vivace e leggero, si legge bene e volentieri. La trama è ridotta ai minimi termini e i personaggi sono caratterizzati quel tanto che basta perché il lettore familiarizzi con loro nelle poche pagine in cui appaiono, ma va bene. Insomma, una lettura agile che intrattiene con la sua semplicità.

VOTO:

6) Autista spaziale
A Dalila e il costruttore spaziale segue un altro racconto breve, Autista spaziale, che vede come protagonista Jake Pemberton autista di un’astronave di linea tra la Terra e la Luna. Pemberton ha problemi con la moglie, che mal sopporta le assenze del marito a causa del suo lavoro, ma decide comunque di partire per un nuovo viaggio non appena convocato. Dovrà affrontare alcuni problemi a bordo e poi compiere una scelta sulla sua vita futura, scelta che coinvolgerà per forza di cose anche la moglie.

Se da come l’ho raccontato io sembra che Autista spaziale abbia una trama interessante sappiate che è un errore. Gli eventi che succedono sono buttati lì senza un perché, iniziano e finiscono senza climax e il lettore se li vede scivolare davanti in modo indifferente. Tutta la parte del viaggio fino alla Luna potrebbe essere eliminata e la storia non cambierebbe di una virgola. Il ritmo è quindi pessimo, come in A volte esplodono, anzi peggio. Anche l’evento finale, quello che dovrebbe essere il fulcro della storia, avviene in maniera sciatta e poco interessante, e si risolve in modo piatto, senza che nel lettore sia suscitato alcun interesse. Il racconto peggiore finora, privo di qualunque motivo di attrattiva.

VOTO:

Per ora è tutto ma...


Direi che ho parlato a sufficienza. Sono giunto a recensire circa un quarto dei racconti, e per ora c’è stato una sola lettura che mi ha soddisfatto quasi del tutto. Al momento, il grande problema della scrittura di Heinlein è la scarsa gestione del ritmo. Vedremo se proseguendo con i racconti qualcosa cambierà, oppure si aggiungeranno altri difetti.