martedì 17 novembre 2020

Capitolo 10 di Rhythm of War

Non ho recappato il capitolo della settimana scorsa perché era (quasi) inutile. A parte una roba con Navani, che in pratica è stata minacciata da qualcuno di sconosciuto attraverso uno spanreed (o distacanna, come reso dai traduttori italiani, che probabilmente prima di mettersi al lavoro di distacanne se ne erano fumate tante), la situazione non è praticamente mutata. In un romanzo intero la cosa non si sente, ma con i capitoli così centellinati è stato mortale. Comunque passiamo al nostro capitolo 10, dal titolo A single casualty.

 

Siamo nel pov di Kaladin, che è arrivato alle Shattered Plains, dove Syl lo informa che un certo Yunfah gli vuole parlare, e sembra che entrambi lo conoscano. Sanderson, te lo chiedo in ginocchio, puoi evitare di introdurre personaggi così? In Stormlight ci sono 74858549738 personaggi, non posso ricordarmeli tutti. Se mi presenti gente nuova come qualcuno che i protagonisti conoscono, io penso di essermelo dimenticato. Ok che esiste google, ma non posso googlare ogni nome ignoto che appare.

 

I personaggi di un solo capitolo di Stormlight.
 

Conosciamo Yunfah, un honorspren che ha perso il suo Radiant ed è in cerca di una nuova persona cui legarsi, salvo per il fatto che non ha ancora trovato la persona adatta. Kaladin gli consiglia Rlain, ovvero il parshman membro del ponte quattro, e Yunfah risponde picche. Kaladin fa valere la sua autorità, e gli dà dieci giorni di tempo per decidere se è disposto a legarsi con Rlain. Yunfah non è convinto ma accetta e se ne va.

 

Bla bla bla, Kaladin va a Narak, dove le forze di Urithiru stanno costruendo un avamposto tra le strutture dei Parshendi, e la sola cosa degna di nota è che nomina i due Araldi, Talenel e Shalash, che sono a Urithiru ma per il momento non hanno ancora fatto niente di importante. Forza, Sanderson, fai succedere qualcosa di succoso!

 

Dalinar redarguisce Kaladin sul fatto che si stanno comportando in modo onorevole nei confronti dei Fused durante le battaglie, e Kaladin ribadisce che, essendo in inferiorità numerica, preferisce di gran lunga non spingere i Fused ad abbandonare il loro comportamento leale (che per esempio li spinge a combattere sempre uno contro uno). Quando Dalinar (cosa molto strana, per lui, non è che a Sanderson è scappata un po’ di mano la sua caratterizzazione?) insiste, e gli chiede se non trovi strano che i Fused siano onorevoli visto che il loro dio ha ucciso Honor, Kaladin fa notare che all’inizio Honor era il dio dei Parshendi. Dalinar, che non ha ancora accettato la cosa, si scandalizza come una vecchia quando sente dire caspiterina. Wow, davvero interessante. Ho chiesto qualcosa di succoso, non ciance.

 

E dopo che le ciance proseguono per un po’, finalmente qualcosa di succoso arriva. Dalinar, pur prendendola molto alla lontana, alla fine dice a Kaladin che lo solleva dall'incarico, è stato dimissionato, rientra nella riduzione del personale, divergenza di intenti, conflitto d'interess… ah, no, forse quello era un altro licenziamento.

 

Dalinar (a destra) mentre solleva Kaladin dal suo incarico.

 

Wow, questo è figo. È un durissimo colpo per Kaladin e per la sua stabilità mentale, nonché per la sua necessità di salvare tutti. In pratica le motivazioni di Dalinar sono che si è reso conto che Kaladin è più una palla al piede che altro, ormai, vista la sua depressione, cosa che per altro gli aveva detto gentilmente più o meno tutto il resto del mondo. Così gli verrà impedito di prendere parte a vere e proprie operazioni militari. Kaladin ovviamente non capisce una singola parola e sbrocca.

 

Questo è uno sviluppo tanto gradito quanto inaspettato, visto che era da tempo che Kaladin non veniva messo alle strette così tanto. Persino la morte di Gavilar non era stata così scioccante per lui.

 

He [Kaladin] turned back to Dalinar. “What if I’m not there?” he pled. One final complaint. “What if something happens when they’re out fighting? What if one of them dies because I couldn’t protect them?”

 

Oh certo, cosa succede se uno di loro muore perché non c’è papà Kaladin a sistemare le cose come sempre, lui che è bravissimo e fortissimo e può sobbarcarsi sulle spalle il peso delle vite di tutti i suoi uomini? Ma ecco che Dalinar gli risponde e...

 

“Kaladin,” Dalinar said softly, “what if something happens because you are with them? What if one of them dies because they expect your help, but you freeze again?”

 

e kaladin muto.


Kaladin si incanta come un pc pieno di virus, non sa che cosa fare, si guarda intorno con gli occhi da pesce lesso e la bocca semiaperta. Ok, questi dettagli Sanderson non li cita, ma mi piace immaginarlo così.

 

Kaladin balbetta come uno che non ha studiato e si arrampica sugli specchi all’interrogazione. Blatera qualcosa sul mantenere i suoi giuramenti, ma anche Syl gli assicura che potrà mantenerli anche lontano dalla battaglia. Dalinar lo relega così al compito di addestrare i nuovi Windrunner, e lui continua a fare domande simili alle mie quando avevo otto anni e finivo in punizione.

 

«Oggi non puoi vedere i Digimon.»

«Posso almeno vedere il titolo della puntata?»

«No.»

«Posso almeno vedere il trailer della prossima puntata?»

«No.»

 

“So I’ll come back to the battle?” Kaladin asked. “I’ll take a leave, then return?”

“If we feel it’s right for you to do so. Yes, that’s possible.”

 

Trovate le differenze.

 

Sto gongolando come un bambino a Natale, perché è giusto che qualcuno costringesse Kaladin a darsi una regolata. È giusto perché stava diventando ogni capitolo più insopportabile, ma anche perché così magari riusciamo a dargli un po’ di consistente crescita psicologica. Che di sicuro consisterà nel fargli pronunciare il quarto giuramento, quello che già in Oathbringer non era riuscito a pronunciare, e che riguarda qualcosa come lo smettere di difendere gli altri.

 

E a prova della mia idea, Kaladin si mette subito a piagnucolare che vorrebbe avere la forza di pronunciarlo. Ma non temete, solo nella sua testa. Di facciata si mostra assolutamente rigido e fermo, perché non sia mai che lui mostri le proprie debolezze agli altri. Come fa ad aiutarli se pensano che sia lui quello da aiutare?

 

E niente, Dalinar se ne va tranquillo mentre nella mente di Kaladin suona la marcia funebre più deprimente che riusciate a immaginare. Addirittura il capitolo si chiude così.

 

They didn’t know the truth—that they’d taken a single profound casualty. His name had been Kaladin Stormblessed.

 

Meno male che Sanderson non usa il narratore onnisciente, non avrei sopportato una simile uscita.

 

È il primo capitolo da un po’ in cui c’è un solo punto di vista, ma è servito di sicuro a dare una bella svolta all’arco di Kaladin, che ne aveva bisogno praticamente dall’inizio del libro. Sono fiducioso per il prossimo capitolo, che spero sarà più dedicato a Shallan e magari si scoprirà qualcosa sui Ghostbloods. Oppure sarà un flashback di Venli. In effetti avrebbe senso metterlo qui, visto che non interromperebbe nulla a metà, ma io spero lo stesso non ci sia. Incrociamo le dita.

Capitolo 8 di Rhythm of War

Nuovo capitolo di RoW, nuovo recap. Ormai l’antifona la conoscete quindi passiamo subito alla parte succosa e torniamo a Roshar.


Fortunatamente le mie paure non sono diventate realtà, e quindi il capitolo 8 non è un flashback di Venli. Tuttavia Sanderson non voleva darmela vinta del tutto e quindi ecco che il primo pov in cui ci troviamo è Kaladin alla ricerca di Roshone. Kaladin è ancora preoccupato per via del fabrial assorbi-poteri, ma non perde l’occasione per lamentarsi dell’opulenza del palazzo in cui si trova.


Kaladin si avventura tra le fiamme senza subire danni grazie alla folgoluce, e per un attimo il romanzo si trasforma in un film di animazione di serie z.


He entered a dark tunnel sloping downward, cut directly into the rock of the hillside. As he moved away from the inferno behind, Syl giggled. 


“What?” he asked.

“Your backside’s on fire,” she said.

Sul serio, Sanderson? Era necessario?

 

Kaladin prosegue la sua ricerca, e nella cantina trova Moash che sta uccidendo Roshone tagliandogli la gola. Mentre Kaladin sta ancora valutando se un Edgedancer potrebbe curare la sua ferita mortale, Roshone sparisce. 

                                         

A proposito di Edgedancer, non ho ancora capito da dove venga questa copertina italiana di Edgedancer, ma spero con tutte le mie forze che sia un fake.

Mi aspettavo che Moash avrebbe ucciso Roshone, anche se è un’occasione sprecata per fare uscire Kaladin dalla sua zona di confort. Quello che non mi aspettavo è che sparisse. Non mi risulta che qualcosa del genere sia mai accaduto a Roshar, né che ci sia una possibile spiegazione nella metafisica del Cosmere in base alla quale il corpo possa semplicemente non esistere più.

 

Kaladin è arrabbiato, più che altro nei confronti di Moash e in quello che rappresenta il suo gesto, ovvero una replica dell’omicidio di Elhokar. Devo dire che la cosa ha dato fastidio anche a me, nel senso che Roshone è stato una persona spregevole, ma stava avendo un cambiamento in positivo negli ultimi capitoli, e non mi ha fatto piacere vederlo uccidere così. Già pregustavo il rapporto conflittuale ma produttivo per entrambi che magari avrebbe creato con Kaladin.

 

Kaladin sfida Moash ma lui dichiara di non voler combattere e si arrende. Ok, Sanderson, adesso sono curioso di sapere quali siano le sue intenzioni. Ma non tanto quanto lo sono di sapere cosa c’è nella camera di Ialai Sadeas, e infatti adesso c’è un cambio di pov e si passa a Shallan.

 

Abbiamo un momento di introspezione tra Shallan e le sue personalità. Shallan riconosce la precarietà della loro situazione ma le va bene così, mentre Veil insiste che le cose non possono proseguire così, e la invita a ricordare le cose difficili. Già in WoR Shallan ha dovuto ricordare il suo passato e pensavo fosse tutto lì, a cosa si riferisce Veil? È successo qualcosa fuori scena? O il passato di Shallan non ci è stato rivelato del tutto? Per il momento il discorso cambia, ma resta la domanda e getta ancora più interesse sulla figura di Shallan.

 

Anche perché sinceramente non saprei quale possa essere la possibilità giusta, anche se tenderei a propendere per il fatto che sia successo qualcosa fuori scena. La questione tra Shallan e i genitori sembra che sia stata spiegata completamente, e non penso ci sia altro da aggiungere. Però con Adolin sembra andare tutto bene, e non mi viene in mente nient’altro che possa essere così duro da accettare per Shallan da dimenticarlo come aveva fatto con la morte dei suoi.

 

“Nothing in here except some empty wine bottles,” Red said, opening drawers and cabinets on the hutch. “Wait! I think I found Gaz’s sense of humor.” He held up something small between two fingers. “Nope. Just a withered old piece of fruit.”

 

Ehi, gente, invece io ho trovato il sense of humor di Sanderson! Era andato a nascondersi, chissà perché...

 

Sorvolo sul resto della conversazione. Sì, è dello stesso tenore.

 



In realtà nel resto della scena succede ben poco. Il senso è che Shallan con l’aiuto di Pattern scopre che l’edificio non è stato costruito quando Ialai ci è venuta ad abitare ma è molto, molto più antico, e poi trova un quaderno nascosto, con il quale torna da Adolin. E qui si torna da Kaladin.

 

Davvero, Sanderson? Non ci dirai nulla di più, per questa volta?

 

Avrei preferito che si scoprisse qualcosa, invece le informazioni dobbiamo aspettarcele nel prossimo capitolo. Sempre che non sia un flashback di Venli. Harmony, ti prego, fa che non sia così.

 

Kaladin ha due problemi con Moash. In primo luogo lo vede come un suo fallimento, perché ha giurato di proteggere gli uomini del ponte quattro e gli sembra di non avere protetto Moash (perché parliamo di Kaladin, tutto per lui è colpa sua e si riconduce alla sua incapacità di proteggere gli altri), in secondo perché si rende conto che sarebbe potuto diventare anche lui come Moash, e questo lo fa stare male. Moash però ribatte di avere ucciso Roshone per giustizia, anche per Kaladin e per Tien. A questo punto Kaladin ha completamente perso la bussola. Vorrebbe far stare zitto Moash perché ha tirato in ballo suo fratello, ma si suppone che dovrebbe proteggere Moash, non combatterlo.

 

Esatto, Sanderson, è questo che ci aspettiamo da Kaladin. Kaladin è perfetto, se non lo metti in situazioni di crisi come questo è insopportabile.

 

Moash rincara la dose, dicendo a Kaladin che la morte è la fine inevitabile di ogni cosa, e non ha senso cercare di proteggere tutti. La sofferenza è parte della vita, e bisogna semplicemente trovare un modo per eliminarla. Le ferite profonde di Kaladin emergono tutte insieme e lui sta per cedere a Moash. Non riesce neanche più a sentire Syl che gli parla, sta piano piano abbracciando la morte come fine della sofferenza...

 

...ma una luce irrompe nella stanza, insieme alla figura di un altro Moash, che non viene specificato ma è evidentemente quello che lui sarebbe potuto diventare se avesse fatto scelte diverse. Vi ricorda qualcosa? Proprio così, somiglia all’effetto del malatium allomantico. È evidente dunque che qualcuno ha aperto un varco per il Reame Spirituale e ha fatto... boh, qualcosa. E in effetti, mentre Moash dà di matto a vedere il suo sé alternativo, Renarin arriva e salva Kaladin.

 


Ora, non mi risulta che Renarin come Truthwatcher abbia le capacità di frugare nel Reame Spirituale. Le surges sono Progression (che serve a curare o in generale sviluppare forme di vita naturali) e Illumination (che è quella che usa Shallan per creare le sue illusioni). Insomma, sembra proprio che non c’entri nulla, quindi dobbiamo ipotizzare che sia connesso con i poteri di Renarin da “truthwatcher fallito”, gli stessi che in WoR gli consentivano di vedere il futuro. Sappiamo che nel Cosmere vedere il futuro significa guardare nel Reame Spirituale, quindi è possibile che Renarin stia imparando a utilizzare questa sua capacità anche in altri modi, e di fatto abbia imparato a replicare l’effetto di certi metalli allomantici. Sarebbe molto interessante se imparasse anche a replicare l’effetto dell’atium, ad esempio.

 

Purtroppo il capitolo si chiude qui. Molto interessante di base, specialmente la fine, ma mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca il fatto che la trama di Shallan non sia avanzata se non di pochissimo. Renarin (che è uno dei personaggi che mi piacciono di più, e ovviamente insieme a Lift non avrà il suo momento di gloria fino ai libri della seconda pentalogia) risolleva la trama di Kaladin, che si stava già risollevando di suo, e lascia aperto il finale per il prossimo capitolo. Se Kaladin viene portato in salvo, infatti, che cosa succederà a Moash?

Capitolo 7 di Rhythm of war

Finora non avevamo visto niente. Il settimo capitolo di RoW ha in serbo per noi una vera e propria sfilza di colpi di scena, quindi immergiamoci subito nel recap, non prima di avere osservato un minuto di silenzio per il fatto che anche questo capitolo è singolo, e quindi mi sa che Tor abbia deciso che d’ora in poi si pubblica un solo capitolo a settimana. Maledetti.

Ringraziamo Adonalsium, il capitolo si apre con Shallan al cospetto di Ialai Sadeas, e qui scopriamo subito una cosa interessante. Nonostante Veil vorrebbe uccidere Ialai non può farlo, perché le Tre (come Sanderson stesso le definisce) non fanno mai nulla su cui non siano tutte d’accordo, e siccome Shallan e Radiant non vogliono ucciderla, Veil deve trattenersi. Quindi l’equilibrio tra Shallan e le sue personalità, nonostante sia notevolmente peggiorato, conserva ancora una parvenza di stabilità, che almeno le impedisce di fare qualcosa che non vorrebbe o di dare di matto. Il fatto che ovviamente questa precarietà andrà a interrompersi non fa presagire nulla di buono.

Ialai fa subito un’affermazione strana («So, you’ve finally come for me»), ma Veil prosegue normalmente senza farci caso e quindi veniamo a sapere che Ialai non vuole essere regina, ma supportare Gavinor, il figlio bambino di Elhokar, e strapparlo dall’influenza di Dalinar e Jasnah. Veil interpreta questa come una scusa per sembrare una patriota, ma a me Ialai è sembrata sincera. Probabilmente il piano dei SoH è davvero questo, o qualcosa di simile. Inoltre Veil sottolinea più volte che Ialai sembri invecchiata. Che venga utile in seguito, questo dettaglio?

Resta ancora la domanda più importante del capitolo precedente, ovvero chi è la spia di Ialai presso Dalinar? Veil continua la conversazione per scoprire qualcosa, e Ialai le offre del vino. Inizia qui un lungo discorso su vari tipi di vino in cui Ialai e Shallan si lanciano frecciatine e la prima, in modo abbastanza scoperto, dice di avere capito che Shallan sia lì per lei, e di sospettare che voglia ucciderla. Wow. Non mi sembra che nessuna delle Tre si sia tradita in nessun modo, quindi come fa a saperlo? Siamo già alla seconda cosa interessante del capitolo e abbiamo parlato solo di vini, capito perché la parte di Shallan è mille volte migliore (per il momento) di quella di Kaladin?

Ialai spiega a Shallan le caratteristiche del vino che sta bevendo.

Altre ciance e frecciatine sul vino, ed ecco che Ialai arriva al punto e accusa Shallan che siano stati i suoi a uccidere gli highprince Thanadal e Vamah, personaggi assolutamente minori e di cui non ricordo nulla. Siccome nemmeno Coppermind INSERIRE LINK A COPPERMIND dice qualcosa sulla loro morte, deduco che sia avvenuta fuori scena tra Oathbringer e RoW. E qui faccio un appello. Brandon caro, in Stormlight ci sono letteralmente centinaia di personaggi. Se mi parli di gente che è stata uccisa, e poi mi dici che Shallan ricorda che Mraize gliene ha parlato, io penso che sia qualcuno di importante, o della cui morte si è già parlato, e che quindi dovrei ricordarmene, o dovrei ricordarmi della conversazione. Se si tratta di gente che ci ha lasciato le penne fuori scena, non puoi dirlo prima? Aiuti me e i tuoi poveri lettori a non uscire di testa. Grazie.

Comunque adesso la frase strana di Ialai è chiara, e a questo punto Shallan capisce che Ialai crede che lei sia una spia non di Dalinar ma dei Ghotsbloods (e in effetti ha ragione, ma solo perché se ci sono segreti/organizzazioni/occasioni di fare qualcosa di nascosto Shallan ci si butta a pesce). Quando Shallan, a quel punto incapace di continuare a mantenere la bugia, rigira l’accusa contro Ialai, lei commenta con «He told you this, did he? So they lie to their own?». Shallan ricorda la conversazione con Mraize e pensa che quell’he sia lui, ma in realtà potrebbe essere chiunque, anche qualcuno più in alto nella gerarchia dei Ghostbloods.

In effetti delle gerarchie dei Ghostbloods sappiamo poco. Qualche membro è stato nominato qui e là ma sono solo nomi. Sappiamo che ne fanno parte alcuni worldhoppers e che l’associazione ha rapporti con il 17th shard. Di altro non si sa nulla, quindi è interessante pensare che Ialai ne sappia più di noi. Sarebbe anche normale, tenuto conto che si tratta dei suoi nemici.

Ad ogni modo, Ialai continua chiedendo a Shallan se sappia davvero che cosa loro vogliano. Ora, Shallan dà sempre per scontato che loro siano i Ghostbloods, ma in realtà Ialai non li nomina mai, così come non fa mai nessun nome. Quindi diciamo che per il momento sono convinto anche io che si tratti di loro, ma non è scritto da nessuna parte e questo renderebbe la cosa ancora più coinvolgente. Comunque Shallan risponde che vogliono il potere e Ialai circa le ride in faccia. La sua affermazione successiva mi ha generato un hype incredibile quando l’ho letta.

“Most of the Sons of Honor simply wanted their gods back, but Gavilar saw more. He saw entire worlds…”

Già il prologo accennava a questo, e adesso ne abbiamo la prova definitiva! Gavilar voleva viaggiare nel Cosmere, e probabilmente oltre il sistema di Roshar, voleva andare ancora più in là. Ed è interessante perché, per quanto ne sappiamo, nei SoH non c’è nessun worldhopper, a differenza dei Ghostbloods. Quindi magari l’opposizione tra SoH e GB deriva proprio da un problema di gestione dei viaggi nel Cosmere (anche se non sappiamo se dopo Gavilar i SoH hanno proseguito con il progetto). Tra l’altro i GB hanno anche contatti con Autonomy, lo Shard del mondo di White Sand, quindi la loro influenza nel Cosmere è davvero grande.




Il sistema di Roshar.

In quella Adolin e i suoi soldati irrompono nella stanza. Ialai dice a Shallan di non lasciare che altri perquisiscano le sue stanze, e di cercare la rarest vintage, perché è exotic. Shallan dice di non volerla uccidere, ma Ialai insiste che succederà, e poco dopo muore davvero.

Ok, ho molto sintetizzato, in realtà prima della morte di Ialai tra Shallan e Adolin c’è una conversazione interessante in cui Adolin dimostra di essere al corrente della schizofrenia di Shallan. Ma di fronte alla morte di Ialai tutto sembra futile, perché è l’ennesimo colpo di scena in un capitolo che finora mi ha tenuto con il fiato sospeso, ha dato qualcosa che somigliava a delle risposte ma in realtà ha suscitato solo domande. Forse il miglior capitolo mai pubblicato finora. Comunque, Ialai è stata avvelenata, come dimostra la schiuma sulla sua bocca, e lascia Shallan (e me) pieni di domande. Chi l’ha uccisa? Perché non è stata esplicita e ha detto semplicemente a Shallan di guardare nella sua stanza? Che cosa nasconde?

Non vi preoccupate, signori, infatti queste domande... non avranno risposta. Perché si passa a Kaladin. Urgh.  

Ok, a onor del vero la parte di Kaladin è meglio del solito. Kaladin si lancia nella magione di Roshone per salvare Godeke l’Edgedancer (un personaggio mai nominato finora), dove trova un Fused e cinque soldati. Qui fa per attaccarli ma… un fabrial risucchia tutta la sua folgoluce.

Forza, Parshmen, siamo tutti con v...

Cioè, ehm, povero Kaladin. Sono proprio preoccupato per lui, è dall’inizio del romanzo che non smette di essere un mostro di simpatia.

Purtroppo per noi bisognerà aspettare perché Kaladin si prenda una bella batosta e la smetta con la sua assurda pretesa di caricare sulle sue spalle tutti i mali del mondo, perché riesce a sconfiggere i vari tizi con una lancia, si impossessa del fabrial assorbi-folgoluce e mette in salvo Godeke. A questo punto è arrivata anche Lift, e tutti sanno che io adoro Lift quindi non posso che essere felice che lei faccia un’apparizione. Da lei veniamo a sapere che anche Roshone era in zona, ma ora non si trova più. Kaladin ricorda il secondo ideale dei Windrunner e vola a cercarlo.


Sarò sincero, questa parte di Kaladin mi è piaciuta di più Sarà perché il fabrial è un nuovo elemento di interesse, sarà per la presenza di Lift o forse perché Kaladin adesso è costretto a uscire dalla sua zona di confort e ad aiutare Roshone, ma l’ho letta volentieri. O forse è solo perché è più breve del solito. Chissà.

Si ritorna a Shallan. Il capitolo è quasi finito, e i personaggi procedono con l’analisi del corpo di Ialai. È stata forse avvelenata con il blackbane, ma non c’è certezza al riguardo, e non si capisce neanche come sia stata avvelenata, se con il vino o magari con una puntura. Non è neanche chiaro se si sia suicidata o meno, anche se Shallan sospetta che nella corte di Ialai ci sia un altro membro dei Ghostbloods, infiltrato per scarsa fiducia nei suoi confronti, e sia stato lui a perpetrare l’omicidio. Ad ogni modo, Shallan decide di esplorare la stanza di Ialai, come da lei richiesto, e qui il capitolo si chiude.

Come dicevo, il miglior capitolo fino a ora. La trama di Shallan è diventata davvero intrigante, e sono proprio curioso di vedere che cosa scoprirà nella camera di Ialai. Stranamente anche Kaladin risulta sopportabile, e questo ha reso la lettura ancora più piacevole.

L’unica mia paura adesso è che il prossimo capitolo sia un flashback di Venli. A me Venli non piace, e i suoi flashback non mi attirano per niente. Inoltre sarebbe un allontanamento dalla trama di Shallan, che per ora contiene gli eventi più interessanti. Staremo a vedere.

Capitolo 6 di Rhythm of War

Questa volta Tor ha pubblicato un capitolo solo, e non due. Spero sia per via della lunghezza, e non perché ha deciso di pubblicare sempre un capitolo. Già due sono pochi per come Sanderson scrive e li struttura, uno è veramente niente.


Comunque per il momento è presto per imprecare contro Tor e il fatto che Sanderson non ragioni per capitoli ma per parti quando scrive, quindi passiamo al recap del capitolo 6.



La scena si apre con Shallan, e visto quello che era successo a Kaladin non posso che esserne felice. In particolare adesso è Radiant ad avere il controllo, e con il suo sangue freddo decide che non può lasciare che Adolin la salvi. Lei deve vedere Ialai. Di conseguenza si lascia portare via dai Son of Honor, che sfuggono all’incursione di Adolin attraverso un passaggio segreto. Non vi preoccupate, Sanderson si premura di dare ottordicimila spiegazioni su perché possa esistere quel passaggio segreto, e fortunatamente hanno senso (in pratica il passaggio segreto porta all’accampamento di Sadeas, e tenendo conto che fino a poco tempo prima gli highlord erano convinti che la guerra sarebbe diventata una contesa tra loro, è verosimile che abbiano creato un passaggio per scappare).


Arrivati in salvo, Shallan riesce a entrare in contatto con Ialai. E a questo punto il colpo di scena. Sappiamo che Dalinar aveva affidato a Shallan il compito di raccogliere informazioni su Ialai e i SoH, e possiamo pensare che anche Mraize l’avesse incaricata di qualcosa di simile. Ma Veil, che a quel punto prende il controllo, ha altri piani. Vuole uccidere Ialai, per terminare il lavoro iniziato da Adolin con l’assassinio del marito.


Questa è una svolta inaspettata, in particolari per i risvolti psicologici che implica. Da un pensiero di Veil possiamo dedurre che Shallan e Radiant non sono necessariamente d’accordo con il suo piano, e questo è interessante perché potrebbe andare a creare la rottura definitiva della psiche di Shallan. Inoltre, non abbiamo mai visto né Shallan né una sua identità giustificare la violenza. Il passato di Shallan è caratterizzato dalla violenza, ma sappiamo che lei ne è stata segnata profondamente, al punto da rifiutare Pattern. Non è perciò scontato che Veil abbia deciso per questa risoluzione, e non è neppure scontato quale sarà la conseguenza in Shallan, se riuscirà a portare a termine il suo piano.

Tensione psicologica, alter ego, un assassinio in arrivo. Cosa manca a questi ingredienti per costruire un capitolo fantastico?

Un cambio di pov a Kaladin. Duh. Che fatica. Va beh, andiamo avanti, anche perché questo paragrafo comincia in maniera mirabile.

 

“The hardest thing in the world for Kaladin to do was nothing. It was excruciating to watch one of his soldiers fight for his life against a skilled, dangerous opponent—and do nothing to help.„




Giura, e io che pensavo che per Kaladin non fare nulla fosse la cosa più facile del mondo. D’altra parte Kaladin è solo il personaggio al quale TUTTI HANNO DETTO CHE SEMBRA STANCO MORTO E INVECE CONTINUA A COMBATTERE.

Kaladin si prepara a un ragionevole combattimento alla pari.


Sigzil sta combattendo Leshwi e ovviamente Kaladin rosica perché vorrebbe combatterla lui, ma non osa intervenire perché fino a questo momento i Fused hanno sempre combattuto uno contro uno, e conviene evitare di far passare loro la voglia di essere leali. Quindi invece che andare a combattere qualcun altro rimane a guardare Sigzil e Leshwi, pensando alle altre persone che ha lasciato morire senza aiutarle. Bene, un Kaladin sempre più depresso! Yuppi!


Sul serio, non ho mai trovato Kaladin tanto insopportabile quanto adesso.


Comunque Sigzil viene sconfitto, Kaladin lo salva e lo manda sulla nave di Navani e poi ingaggia di nuovo Leshwi. Spero tanto che Leshwi lo riduca in fin di vita, così magari ci pensa due volte la prossima volta. Comunque cambio di pov, si va da Navani!


Navani sta gestendo l’evacuazione di Hearthstone, e l’operazione va alla grande, a parte per un gruppo di famiglie che si rifiuta di andare via. E qui avviene una cosa interessante. A giocare con alcuni bambini c’è Renarin, che a quanto pare è in grado di creare sfere di luce, che in questo momento sta usando per stupire i bambini. Il fatto, racconta Navani, è che Renarin non è in grado di utilizzare le Surges del suo ordine, almeno non nel modo canonico.


Noi sappiamo che Glys, lo spren di Renarin, è stato corrotto da Odium, ma non ci erano ancora state mostrate le conseguenze di questo. Ebbene, sembra che Renarin non sappia usare l’Illumination per creare illusioni, come fanno gli altri Truthwatchers che sono stati reclutati dai Radiant. Non ci viene detto molto su quello che può fare, ma Navani ci informa che può evocare della luce e farci cose “strane e innaturali” che per il momento non vengono meglio specificate.


Ora, Renarin è uno dei personaggi che mi interessano di più. Sarà che è uno sfigato completo, ma non uno di quegli sfigati che sappiamo tutti che diventeranno i più forti, no, Renarin è proprio uno sfigato cronico, che non mi sarei stupito se fosse morto nel secondo o nel terzo libro (magari per motivare Dalinar o Adolin). Invece non solo è vivo ma avrà anche un ruolo importante nel settimo libro della serie, e sono proprio curioso di sapere quale sarà. È probabile che avrà un arco davvero intenso e duro, vista la sua pessima condizione attuale.


Poi succede un’altra cosa interessante (pazzesco come basti abbandonare Kaladin perché succedano cose interessanti, eh?). Dalinar apre la perpendicolarità, e Navani chiede a un Ardent, Rushu, di prendere nota di tutto ciò che vede e sente attraverso la porta verso Shadesmar. Il suo obiettivo è raccogliere informazioni sulla fonte del potere del terzo Bondsmith, quello che al momento non esiste ancora, ovvero quello che dovrebbe avere come spren il Sibling della Nightwatcher e dello Stormfather. Navani ci informa che era lui, ai tempi dei Radiant, a far funzionare Urithiru, per esempio a permettere la nascita di coltivazioni, e a quanto pare riusciva a fare questo attraverso un potere fornitogli dal Sibling, lo stesso potere che Dalinar usa per aprire la perpendicolarità, e che quindi non arriva da Shadesmar, ma da un’altra parte. 

 

Facciata di Urithiru.


Mi sembra logico pensare che questo potere derivi direttamente dal Reame Spirituale, se no non ha senso, ma io so che il Reame Spirituale esiste, a differenza di Navani che non credo sia così ben informata. Comunque questo fa pensare che presto i personaggi avranno informazioni ancora più precise e puntuali sulla metafisica, cosa che non può che rendermi felice. Ancora meglio sarebbe che scoprissero qualcosa sul Sibling, cosa che succederà di sicuro, visto che ormai bisogna capire come facessero i Radiant a far funzionare Urithiru. E il Sibling è praticamente uno dei misteri più grossi del libro precedente. È di sicuro lo spren di qualcuno di importante, ma di chi? Lo spren di Honor è lo Stormfather, lo spren di Cultivation la Nightwatcher, gli spren di Odium gli Unmade, quindi non resta nessuno! Che ci sia un altro Shard su Roshar di cui nessuno sa nulla? In effetti non sappiamo la posizione all’interno del Cosmere di tutti i sedici Shard, ma solo di dieci. Ne restano sei su cui non sappiamo nulla, e perciò, anche tenendo conto del fatto che Sanderson non ha in programma di scrivere altre sei serie, possiamo pensare che ci siano altri Shard su sistemi che conosciamo.


Ma bando alle ciance, è apparso Moash tra le schiere dei Fused! E con questo si torna a Kaladin.



 

La considerazione uno è estemporanea, ed è che i capitoli di Rhythm of War sono molto più schizofrenici di quelli dei libri precedenti. Qui abbiamo addirittura tre cambi di pov, e non siamo nemmeno alla fine, quindi potrebbe tranquillamente arrivarne un altro. La cosa non è particolarmente fastidiosa, per ora, ma magari a lungo andare potrebbe diventarlo. In un romanzo così lungo forse non è una buona idea adottare un punto di vista così ballerino. Vedremo.


La considerazione due è che non vedevo l’ora che Moash entrasse in scena, sia perché nel finale di Oathbringer gli sono successe millemila cose in pochissime pagine, sia perché oggettivamente è una spina nel fianco di Kaladin bella grossa. Moash ha tradito Kaladin e ha ucciso Elhokar, e Kaladin non riesce a perdonarsi sia per non aver protetto Elhokar ma anche per aver lasciato che Moash si facesse corrompere dai Fused. Insomma, Moash rappresenta il più grande fallimento di Kaladin, e nei suoi confronti Kaladin prova sentimenti contrastanti, dalla rabbia al senso di protezione.


Tra l’altro ho scoperto che esiste una pagina che si chiama Fuck Moash, che fa solo ed esclusivamente meme contro Moash. Awesome.


Bla bla bla, il combattimento va avanti, finché Kaladin si rende conto che alcuni Fused (tra cui quello combattuto nel capitolo 2) se la stanno prendendo con i civili. Apriti cielo, il nostro tragico eroe non può tollerarlo e quindi decide di andare a salvarli. Leshwi, che come molti Fused ha un codice d’onore, lo lascia andare, e così il capitolo si chiude.


Che dire di questo capitolo 6? C’è stata una serie di indizi verso rivelazioni future (la questione di Renarin e del Sibling su tutto) e la trama di Shallan riesce a essere così interessante da far valere da sola tutta la lettura. Quello che resta deludente è Kaladin. Il problema secondo me è che Kaladin non è una persona facile, e in questo momento sta dando il peggio di sé. È chiaro che sarà il momento in cui avrà una crescita psicologica, perché è un momento di difficoltà e tensione, ma ciò non toglie che al momento sia insopportabile. Sono sicuro che Sanderson lo sappia, anzi, magari la schizofrenia di pov serve proprio a rendere più digeribile Kaladin.


Vedremo se al prossimo giro Tor ci degnerà con due capitoli o continuerà con uno solo.